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	<title>www.andreag.it &#187; Giorgio Bocca</title>
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	<description>Andrea Gaspardo, Photoblog</description>
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		<title>Quanti amici ha Totò Riina &#8211; E scoppia la polemica con l&#8217;Arma</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 06:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gasp!</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Bocca]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Travaglio]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ex sindaco di Palermo <strong>Leoluca Orlando</strong>, il capo siciliano della mafia <strong>Totò Riina</strong>, lo scrittore della sicilitudine <strong>Leonardo Sciascia</strong>, il generale dei Carabinieri <strong>Carlo Alberto Dalla Chiesa</strong> ucciso dalla mafia perché la conosceva bene, Massimo Ciancimino il figlio del sindaco mafioso di Palermo don Vito e altri esperti della onorata società hanno spiegato invano agli italiani che il problema numero uno della nazione non è il conflitto fra il legale e l&#8217;illegale, fra guardie e ladri, fra capi bastone e le loro vittime inermi, ma il loro indissolubile patto di coesistenza. L&#8217;essere la mafia la mazza ferrata, la violenza che regola economia e rapporti sociali in province dove la legge è priva di forza o di consenso.</p>
<p>Eppure la maggioranza degli italiani non se ne vuol convincere, si rifiuta di crederlo e quando il capo della mafia <strong>Totò Riina</strong> fa sapere che l&#8217;assassinio del giudice <strong>Paolo Borsellino</strong> è stato voluto o vi hanno partecipato i tutori dell&#8217;ordine, ufficiali dei carabinieri o servizi speciali, il buon italiano si dice: è l&#8217;ultima scellerataggine di Riina, mette male nel nostro virtuoso sistema sociale. Se ci sono due scrittori italiani e siciliani che hanno larga e meritata popolarità nel paese essi sono <strong>Giuseppe Tomasi di Lampedusa</strong> autore del <q>Gattopardo</q> e <strong>Andrea Camilleri</strong> i cui libri sono in testa alle vendite, salvo il libro migliore, uno dei primi edito da Sellerio in cui spiegava per filo e per segno i compromessi fra mafia e Stato su cui si fonda l&#8217;unità d&#8217;Italia.</p>
<p>Senza alcuna presunzione di avvicinarmi a questi maestri, vorrei umilmente ricordare ai miei connazionali le ragioni per cui il capo delle mafie Totò Riina ha potuto scrivere il famoso <q>papello</q> al capo del governo italiano per chiedergli, come ora ci fa sapere <strong>Massimo Ciancimino</strong> custode del documento, se, viste le buone relazioni correnti, il capo del governo non poteva mettere a disposizione del capo della mafia una rete della televisione. Proprio come chiesero e ottennero la Terza rete i comunisti quando condizionavano il mercato del lavoro.<br />
<strong>Massimo Ciancimino,</strong> il figlio del sindaco mafioso di Palermo, ha detto o lasciato capire che i carabinieri <q>nei secoli fedeli</q> si attennero nelle operazioni di mafia ad attenzioni speciali, clamorosa quanto rimasta senza spiegazioni credibili la mancata perquisizione nella villetta in cui Riina aveva abitato e guidato per anni la &#8216;onorata società.</p>
<p>(di Giorgio Bocca, 12 agosto 2009)</p>
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