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Son tornato dalle ferie ma me ne sto nascosto in casa, con uno stack di buoni propositi per l’anno scolastico 2009/2010.

Ma non voglio parlare subito dei buoni propositi. Parliamo prima delle cose che tengono in piedi i buoni propositi, ovvero i cosiddetti  desiderata. Desiderata tra virgolette. Da Babbo Natale Estivo quest’anno voglio una bici nuova, il diario di Hazard ed un milione di euro depositato sul mio fondo Cucùsettete presso lo IOR del Vaticano.

I buoni propositi… già! Prima di tutto c’è quello di lavorare meno (anzi, meno ma meglio. Altrimenti sembra che non ho voglia di fare un cazzo) e dedicare più tempo a me stesso ed alla mia famiglia, ai miei hobbies — non ne ho, ad eccezione di questo blog… —, i miei libri — odio leggere… — ma in primo luogo a me stesso, ché alla soglia della prima metà dell’inizio della trentina mi ritrovo pingue, con un inizio di calvizie (???), la barba incolta e lo sguardo vacuo. Un poco di buono, insomma, un pusillanime, un tardo.

Ma questo, penso, interessi a pochi (sì, interessa ai miei datori di lavoro, che mi decurteranno lo stipendio!), non so nemmeno perché l’ho scritto. Forse perché questo è un blog? Ma perché tengo un blog? Forse che è venuto il momento di porsi questa domanda? Magari con un congiuntivo in più? Nel frattempo che penso ad una risposta valida, consiglio, a tutti gli amici che ci seguono da casa, un bellissimo libro, forse quasi più bello di Spiriti di Stefano Benni: si tratta di Il viaggiatore notturno di Maurizio Maggiani, edito da Feltrinelli. Non vi anticipo nulla perché non son capace.

Torniamo alla domanda che mi porterà a breve a chiudere la mia esperienza sul web. Perché tenere un blog? Perché mi piace scrivere? No, non è che mi piaccia. Perché non ho voglia di lavorare? Ma cosa c’entra… Perché conosco i congiuntivi? Sì! Ecco la risposta: so i congiuntivi e li uso senza pudore, e con un po’ di malizia. I congiuntivi li metto sul blog, dentro, proprio. Questo potrebbe essere il causus belli del mio blog? Ed anche il motore primo (la butto lì) di tutta la mia vita? Mi chiedo, son venuto prima io o il blog? Son venuti prima i congiuntivi o me? Il mio blog o i congiuntivi? Lascio le domande in sospeso, seppure di facile soluzione.

Più ci penso (si gratta la barba con sussiego) e più penso che non so cosa sia il sussiego, anche se in fondo la parola, così, onomatopeicamente, mi suggerisce un contegno grave e sostenuto, da cui traspare una certa altezzosità.

Dimentichiamoci la storia dei congiuntivi, del sussiego e focalizziamo la nostra scarsa attenzione sulla questione del perché tenere un blog. Io la so. Me n’è venuta in mente un’altra di bella. Tengo un blog perché ci metto le mie foto. Cioè, io metto le foto delle mie vacanze su Flickr, che però nessuno caga. Ed allora avverto la gente che le ho messe proprio lì, le foto, proprio su Flickr! Uno clicca e come d’incanto ci trova dentro le mie foto. E dentro le foto, me. Ed altre cose.

Ma nemmeno questa pare sufficiente a pagare fior di quattrini a Register.it per tenere un dominio (tanto ho la posta su Register.it, quindi il dominio ce l’avrò sempre, almeno di non sparire dalla circolazione con l’incasso della serata).

Sento in testa quella confusione che arriva di solito quando uno pensa con la testa. Per fortuna mi accade di rado! Eh, troppe cose, la bici, il coso, la barba, i libri… uno dovrebbe sempre stare attento ad avere tutto in testa per dare delle motivazioni plausibili a quello che dice e scrive. Ed invece delle volte si fanno discorsi così, tanto spazio sul disco ce n’è. Anche, delle volte si fan le cose soltanto perché non si ha voglia di farne altre. Oppure uno fa altre cose perché è stanco di fare quelle che faceva prima di quelle lì. Vorrei fare un esempio, ma proprio non mi viene. (La tiro alla lunga, vediamo se qualcuno è riuscito a leggere fino a qui.)

E sento che ho tenuto indietro uno degli argomenti principali di questo post. Quella che so i congiuntivi mi pare che l’ho detta. Quella della domanda da porci, l’ho detta. Il pretesto per mettere abusivamente un collegamento alle foto delle mie ferie l’ho trovato… ah sì! Ora ricordo: Facebook! Dovreste togliervi tutti fa Facebook. Al più presto. Perché è proprio lì che c’è Satana. Me l’ha detto un tipo alla radio che l’ha sentito dire da un prete inglese. Il prete ha detto così (ed il tipo della radio che mi riferiva): Toglietevi da quel Facebook satanico, ché rovina le famiglie e dissangua la mente, ed aprite un blog come quell’andrea che spopola su www.andreag.it. (Non metto il link all’http perché lì ci son io, e voi siete già in me, adesso.)

Fossi in voi farei come dice lui. Al più presto. Perfino gli Iraniani prediligono Twitter, pensateci.

Ho scritto tanto, un paio di fogli protocollo. Se faccio la conclusione del tema mi va via un’altra mezza facciata. E allora via, con la conclusione.

La conclusione

Tirando le somme, mi è sembrato un libro piacevole, facilmente scritto e con un lessico capibile anche da chi, come me, è alle prime armi con la vecchia questione del logos. La trama. La trama è un po’ complicata, perché i personaggi sono tanti, con i nomi tutti uguali (o forse era un personaggio solo? Bah). Ma la trama parla soprattutto della pratica, in voga negli anni a cavallo tra il 1730 ed il 1750, di crescere i propri figli nell’ignoranza più smodata. Alla fine (ecco la vera conclusione del post) ai figli gli par facile a loro di prendere delle cosiddette, tra virgolette, scorciatoie della vita: la droga, lo sballo, il divertimento fine a se stesso. Uno si diverte solo per divertimento, capito? Eppoi, specie adesso che ci sono le pasticche. (Eccolo, era questo il vero FINALE).

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Ho mal di testa, male di schiena, male alle gambe, piove e questo sarà quello che i miei occhi vedranno oggi.

Finalmente domenica!

Finalmente domenica!

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Facebook

Facebook

Ormai è dichiarato: Facebook sta uccidendo i blog.

Per lo meno il mio.

Chi è un umano limited edition come me non può seguire contemporaneamente Flickr, Anobii, Facebook, il proprio blog, Twitter,  la propria posta! Questa sovrabbondanza di url, user name, password, cookies, sessioni, cache… il mio browser chiede pietà! Un giorno cancellerò la cache delle password sia dal pc che dal cervello e non ricorderò più come entrare nell’Internet. Con il risultato che, socialmente parlando, diventerò — ehm… — nullo.

Il fatto è che, avendo qualcosa da dire sarebbe anche bello. Voglio dire, avendo veramente qualcosa da dire. Ma io non cambio stato con la velocità in cui dovrebbe cambiare stato il mio account Facebook. Lui (Facebook) mi guarda ogni volta che ci entro e mi chiede: Andrea is…. Oppure — nuova versione — A cosa stai pensando?. Ma chennesò? Cosa ne so? Sto pensando a cosa minchia scrivere qui, no?? E lì parte una cosa tutta ricorsiva che non vi dico.

Per cui, da oggi, non c’è cazzi, propongo un mio personale sciopero meccanografico. Mi trovate, al limite, qui.

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I hired a coach to take me from confusion to the plane
And though we shared a common space I know I’ll never meet again
The driver with his eyebrows furrowed in the rear-view mirror
I read his name and it was plainly written Nathan La Franeer

I asked him would he hurry
But we crawled the canyons slowly
Thru the buyers and the sellers
Thru the burglar bells and the wishing wells

With gangs and girly shows
The ghostly garden grows

The cars and buses bustled thru the bedlam of the day
I looked thru window-glass at streets and Nathan grumbled at the grey
I saw an aging cripple selling Superman balloons
The city grated thru chrome-plate
The clock struck slowly half-past-noon

Thru the tunnel tiled and turning
Into daylight once again I am escaping
Once again goodbye
To symphonies and dirty trees

With parks and plastic clothes
The ghostly garden grows

He asked me for a dollar more
He cursed me to my face
He hated everyone who paid to ride
And share his common space

I picked my bags up from the curb
And stumbled to the door
Another man reached out his hand
Another hand reached out for more

And I filled it full of silver
And I left the fingers counting
And the sky goes on forever
Without meter maids and peace parades

You feed it all your woes
The ghostly garden grows

Joni Mitchell

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Sì, guardo i log e vedo che tutti entrano cercando argomenti trattati nel vecchio sito. Il vecchio sito è in baracca. Uno di questi giorni il robot di Google si farà un giro da queste parti e si accorgerà dello sconvolgimento.

Sta di fatto che molto presto anche qui ci saranno argomenti interessantissimi (come ad esempio le statistiche di entrata…) e il vecchio sito sarà solo un ricordo sbiadito coperto di polvere e ragnatele, appartenente ad un mondo che non rispecchia più il mio modo di essere. Soprattutto ora che hanno aperto H&M a Fiume Veneto.

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Percorsi

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Sviluppo della coscienza attraverso il corpo

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Dobbiamo svuotare le gabbie, non renderle più grandi!

LAV Pordenone

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LAV, Sede territoriale di Pordenone