Sono sempre felice quando ascolto la radio e sento parlare di auto ecologiche. Sempre di più, sempre più spesso, risuonano questi spot letti con voce suadente e pulita:
— Xxxxx l’auto pulita
— Più verde in città
— Minori emissioni bla bla
— Le automobili verdi (Verdi? Ma vi ricordate la Benzina verde
? Avevano dovuto cambiarci nome in Benzina senza piombo
, perché si erano accorti che tanto verde poi non era… che poi è bello chiamare qualcosa con qualcosa che non ha, tipo… Andrea Gaspardo, l’uomo senza dita nel naso
. Ma cosa vuol dire??? Che poi le ho. Non sempre, però.)
Ben. Per non parlare, poi, dei titoli dei giornali: Scendono le emissioni di ciodue!
. Bizzarre fandonie. Ci trasformeremo in bipedi immondi di catrame e questi suonano garruli la tromba dell’ecologia.
Tuttavvia, perché le pubblicità parlano così tanto di emissioni? Perché una normativa del 2003 prevede che le pubblicità di auto debbano dichiarare ben in evidenza (e l’evidenza è un dato oggettivo, come sappiamo) le emissioni di CO2 prodotte dall’auto pubblicizzata. E le case automobilistiche prendono, come si suol dire, due piccioni con una fava. Dopo anni di illegalità (la normativa è del 2003, ma fino a qualche mese fa non se la cagava nessuno, come al solito), ora tutti sbandierano (tutti tranne i Suv, immagino) i dati assai confortanti riguardo l’ecologicità delle auto.
Uno, l’auto che voglio venderti è bella. Due, è ecologica. Tre, la tua Duna è da buttare (peccato, però) perché inquina come un catamarano, e compra la mia che così non chiudo le fabbriche. Tre-bis: la tua nuova auto sarà così ecologica, che dove passa lei brucheranno i cerbiatti, cagheranno i cinghiali.
Fosse anche sull’A4.
Ou. Non dico nulla, magari quelle nuove effettivamente sputano meno merda, per carità. Ma non parlatemi di auto ecologiche. Dell’ecologia non ve n’è mai fregato nulla, come dimostra il fatto che tra i primi motori a scoppio e quelli di adesso al massimo è cambiata la cuffia dello spinterogeno. E le nuove normative che facciamo così fatica ad applicare vengono fuori da quella spinta ecologica che si chiama Protocollo di Kyoto.
E poi, in fin dei conti, non è proprio proprio così vero. Le auto non sono mai state e non saranno mai ecologiche, e le emissioni di CO2 derivanti dagli scarichi (leggete qui) stanno aumentando del 7% nel giro di dieci anni.
Cani. Questi maledetti! Questi qui usano le parole contro le parole. E le parole diventano presto nemiche di sé stesse. E la parola ecologia perderà la sua spinta, ci dimenticheremo persino di averla mai usata ed amata. Ecologia… la odieremo, come in fondo odiamo le foche, che oggi ci ricordano soltanto le caramelle Golia alla menta (Io ne ho mangiate tante. Quante foche ho salvato? Ho vinto qualcosa? Un peluche di foca? Una foca vera? Ne ho salvate 10, ne voglio una! Un cucciolo. Lo aspetto con il bastone per farci finalmente un tappettino per il mio mouse di pelle di baffi di Dugongo).
Basta foche. Torniamo alla cagata delle macchine verdologiche. Facciamo così, allora (la mia è solo una proposta). Queste qui, queste auto ecologiche le mettiamo in parlamento, ad ossigenare i cervelli degli onorevoli colleghi senatori. Ci appoggiamo Il signore degli anelli o qualche copia del Codice Da Vinci a fracar l’acceleratore, ed aspettiamo a vedere cosa succede.

L'indiano
Re della città
Imperatore delle autostrade
Amico dei benzinai
Fratello dell’asfalto
Servo dell’Impero.
Te ne stai lì dentro al sicuro
Nessuno ti può intralciare
Nessuno può rallentare la tua corsa
Con la tua corazza di lamiera tonda
Le forme aggressive, il motore che canta
Il potere di vita o di morte su tutti.
Con le trombe fai balzare i cuori di paura
E noi? Bu.
Intendiamoci, io non ho niente contro questi qui della CONUS S.p.A.
Guarda, ho messo anche il link al loro sito, così Google lo indicizza meglio, che bravo. Auguro loro il meglio del business, in questi tempi di crisi, poi.
Sta di fatto che oggi andando in bicicletta verso casa, ho trovato non meno di otto macchine sulla pista ciclabile. La terza della fortunata serie di auto aveva un bell’adesivo della sopracitata ditta, e conteneva all’interno un tizio di 25 anni con la frangetta spavalda che leggeva qualcosa sul radiofono portatile. Naturalmente non ho perso occasione di fargli il segno internazionale dell’auto che intralcia la pista ciclabile, che consiste in un gesto del braccio che si muove come una pendola, tipo Totò. Nel timore non sentisse gli ho anche urlato: Hai parcheggiato sulla pista ciclabile!
. Posso assicurare di non aver aggiunto epiteti di sorta. Mi sia testimone tutto il mercato del Mercoledì di Pordenone nonché il ciclista che avevo davanti.
Ma essere preso per uno che parcheggia sulla pista ciclabile non andava affatto bene al nostro amico (e questo nonostante il fatto che avesse parcheggiato sulla pista ciclabile dipinta di fresco!), il quale mi ha urlato addosso (sporto dal finestrino mentre io proseguivo lemme lemme la mia corsa in bici) strani fonemi fiscali. Poi, partito brum brum con la sua macchinina mi ha affiancato col finestrino abbassato e coprendomi minacciosamente di ingiurie. Al di là del fatto che affiancare una bicicletta con una macchina è di per sé una cosa spregevole (un po’ come il treno con i bufali), è quello che ha detto Frangetta che mi ha lasciato di stucco. Vedi di farti i cazzi tuoi, io stavo rispondendo al cellulare, come cazzo faccio se non mi fermo, vedi di farti (ripete nuovamente sempre più concitato per creare climax, NdR) una forchettata di cazzi tuoi
. Qui fa il gesto internazionale della forchettata, che simula con due dita l’inversione dei poli di una spina.
Poi accelerando, svanì tra il traffico. Io non ho potuto far altro che alzare il pollice e rispondere grande capo!
. Non m’è venuto altro. Hai poco da dirmi Eh ma potevi almeno…
. Non m’è venuto nulla.
Bene, ma io ho il sito. E poiché il galantuomo, per la fretta, non mi ha dato modo di rispondere a tono, lo faccio in ritardo sperando che il mio malumore non gli provochi pruriti al cervello, già così sovraccarico di ansie. Lo faccio con un elenco puntato, che in html si dice <ol>:
- Io mi faccio sempre i cazzi miei, Frangetta. Infatti anche oggi mi son preoccupato nel dovermi buttare in mezzo alla strada nell’ora di punta (a dire il vero non c’era nessuno) per colpa dell’ennesimo sbadatello. Io t’ho solo informato del fatto, niente di personale. Non ce l’ho né con te, né con il tuo cellulofono. Ho invece qualcosa da ridire su come hai parcheggiato.
- Il fatto che tu, poverino dovessi rispondere al cellulare mi lascia del tutto indifferente. Questo, sì, è IL tuo, di problema! Per quanto mi riguarda, caro Frangetta, puoi rispondere anche mentre guidi a 180 in contromano sulla A4, basta che non parcheggi sulla pista ciclabile. Altri due problemi che hai, poi, sono la tua cafonaggine ed il tuo approccio immaturo ai problemi della vita. Risolvi questi due bachi e fai uscire una patch al più presto.
- La prossima volta che fai una cazzata, ricordati che stai usando una auto aziendale!
- Ricordati che io sono un essere inerme in bicicletta, mentre tu stai dentro al tuo pesante macinino che, tra l’altro, sta più o meno mandando in rovina il pianeta. Abbi rispetto per chi, invece, ha scelto di inquinare il meno possibile e di non appesantire il traffico cittadino. Ricorda sempre che la CO2 che non sto producendo io, non la stai respirando tu! Invece quella che hai prodotto tu sgommandomi davanti scappando come un codardo, l’ho respirata, indovina un po’… proprio io!
Spero di essere stato chiaro, caro dipendente della CONUS S.p.A.. Per farti chiarezza sulle leggi del nostro paese, riporto di seguito il pezzo di codice della strada che parla proprio di te, della tua auto e della mia pista ciclabile.
Art. 158. Divieto di fermata e di sosta dei veicoli
La fermata e la sosta sono vietate:
- in corrispondenza o in prossimità dei passaggi a livello e sui binari di linee ferroviarie o tramviarie o così vicino ad essi da intralciare la marcia;
- nelle gallerie, nei sottovia, sotto i sovrapassaggi, sotto i fornici e i portici, salvo diversa segnalazione;
- sui dossi e nelle curve e, fuori dei centri abitati e sulle strade urbane di scorrimento. anche in loro prossimità;
- in prossimità e in corrispondenza di segnali stradali verticali e semaforici in modo da occultarne la vista, nonché in corrispondenza dei segnali orizzontali di preselezione e lungo le corsie di canalizzazione;
- fuori dei centri abitati, sulla corrispondenza e in prossimità delle aree di intersezione;
- nei centri abitati, sulla corrispondenza delle aree di intersezione e in prossimità delle stesse a meno di 5 metri dal prolungamento del bordo più vicino della carreggiata trasversale, salvo diversa segnalazione;
- sui passaggi pedonali e sui passaggi per ciclisti, nonché sulle piste ciclabili e agli sbocchi delle medesime;
- sui marciapiedi, salvo diversa segnalazione.
La tua era una fermata e, se leggi bene al punto sei, non c’è scritto almenoché non ti suoni il cellulare all’improvviso
! No no.
Mi dispiace, questa volta hai torto tu ed io ho ragione. Capita. Domani magari andrà esattamente all’opposto, ma non ti minaccerò insultandoti come hai fatto tu! E poi, lo dico per il tuo bene. Le bici son degli esseri mansueti, ma pur sempre di metallo. Conosco ciclisti che non ci pensano due volte prima di rigare sbadatamente un auto parcheggiata male.
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