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CONUS S.p.A.
apr 29
Intendiamoci, io non ho niente contro questi qui della CONUS S.p.A.
Guarda, ho messo anche il link al loro sito, così Google lo indicizza meglio, che bravo. Auguro loro il meglio del business, in questi tempi di crisi, poi.
Sta di fatto che oggi andando in bicicletta verso casa, ho trovato non meno di otto macchine sulla pista ciclabile. La terza della fortunata serie di auto aveva un bell’adesivo della sopracitata ditta, e conteneva all’interno un tizio di 25 anni con la frangetta spavalda che leggeva qualcosa sul radiofono portatile. Naturalmente non ho perso occasione di fargli il segno internazionale dell’auto che intralcia la pista ciclabile, che consiste in un gesto del braccio che si muove come una pendola, tipo Totò. Nel timore non sentisse gli ho anche urlato: Hai parcheggiato sulla pista ciclabile!
. Posso assicurare di non aver aggiunto epiteti di sorta. Mi sia testimone tutto il mercato del Mercoledì di Pordenone nonché il ciclista che avevo davanti.
Ma essere preso per uno che parcheggia sulla pista ciclabile non andava affatto bene al nostro amico (e questo nonostante il fatto che avesse parcheggiato sulla pista ciclabile dipinta di fresco!), il quale mi ha urlato addosso (sporto dal finestrino mentre io proseguivo lemme lemme la mia corsa in bici) strani fonemi fiscali. Poi, partito brum brum con la sua macchinina mi ha affiancato col finestrino abbassato e coprendomi minacciosamente di ingiurie. Al di là del fatto che affiancare una bicicletta con una macchina è di per sé una cosa spregevole (un po’ come il treno con i bufali), è quello che ha detto Frangetta che mi ha lasciato di stucco. Vedi di farti i cazzi tuoi, io stavo rispondendo al cellulare, come cazzo faccio se non mi fermo, vedi di farti (ripete nuovamente sempre più concitato per creare climax, NdR) una forchettata di cazzi tuoi
. Qui fa il gesto internazionale della forchettata, che simula con due dita l’inversione dei poli di una spina.
Poi accelerando, svanì tra il traffico. Io non ho potuto far altro che alzare il pollice e rispondere grande capo!
. Non m’è venuto altro. Hai poco da dirmi Eh ma potevi almeno…
. Non m’è venuto nulla.
Bene, ma io ho il sito. E poiché il galantuomo, per la fretta, non mi ha dato modo di rispondere a tono, lo faccio in ritardo sperando che il mio malumore non gli provochi pruriti al cervello, già così sovraccarico di ansie. Lo faccio con un elenco puntato, che in html si dice <ol>:
- Io mi faccio sempre i cazzi miei, Frangetta. Infatti anche oggi mi son preoccupato nel dovermi buttare in mezzo alla strada nell’ora di punta (a dire il vero non c’era nessuno) per colpa dell’ennesimo sbadatello. Io t’ho solo informato del fatto, niente di personale. Non ce l’ho né con te, né con il tuo cellulofono. Ho invece qualcosa da ridire su come hai parcheggiato.
- Il fatto che tu, poverino dovessi rispondere al cellulare mi lascia del tutto indifferente. Questo, sì, è IL tuo, di problema! Per quanto mi riguarda, caro Frangetta, puoi rispondere anche mentre guidi a 180 in contromano sulla A4, basta che non parcheggi sulla pista ciclabile. Altri due problemi che hai, poi, sono la tua cafonaggine ed il tuo approccio immaturo ai problemi della vita. Risolvi questi due bachi e fai uscire una patch al più presto.
- La prossima volta che fai una cazzata, ricordati che stai usando una auto aziendale!
- Ricordati che io sono un essere inerme in bicicletta, mentre tu stai dentro al tuo pesante macinino che, tra l’altro, sta più o meno mandando in rovina il pianeta. Abbi rispetto per chi, invece, ha scelto di inquinare il meno possibile e di non appesantire il traffico cittadino. Ricorda sempre che la CO2 che non sto producendo io, non la stai respirando tu! Invece quella che hai prodotto tu sgommandomi davanti scappando come un codardo, l’ho respirata, indovina un po’… proprio io!
Spero di essere stato chiaro, caro dipendente della CONUS S.p.A.. Per farti chiarezza sulle leggi del nostro paese, riporto di seguito il pezzo di codice della strada che parla proprio di te, della tua auto e della mia pista ciclabile.
Art. 158. Divieto di fermata e di sosta dei veicoli
La fermata e la sosta sono vietate:
- in corrispondenza o in prossimità dei passaggi a livello e sui binari di linee ferroviarie o tramviarie o così vicino ad essi da intralciare la marcia;
- nelle gallerie, nei sottovia, sotto i sovrapassaggi, sotto i fornici e i portici, salvo diversa segnalazione;
- sui dossi e nelle curve e, fuori dei centri abitati e sulle strade urbane di scorrimento. anche in loro prossimità;
- in prossimità e in corrispondenza di segnali stradali verticali e semaforici in modo da occultarne la vista, nonché in corrispondenza dei segnali orizzontali di preselezione e lungo le corsie di canalizzazione;
- fuori dei centri abitati, sulla corrispondenza e in prossimità delle aree di intersezione;
- nei centri abitati, sulla corrispondenza delle aree di intersezione e in prossimità delle stesse a meno di 5 metri dal prolungamento del bordo più vicino della carreggiata trasversale, salvo diversa segnalazione;
- sui passaggi pedonali e sui passaggi per ciclisti, nonché sulle piste ciclabili e agli sbocchi delle medesime;
- sui marciapiedi, salvo diversa segnalazione.
La tua era una fermata e, se leggi bene al punto sei, non c’è scritto almenoché non ti suoni il cellulare all’improvviso
! No no.
Mi dispiace, questa volta hai torto tu ed io ho ragione. Capita. Domani magari andrà esattamente all’opposto, ma non ti minaccerò insultandoti come hai fatto tu! E poi, lo dico per il tuo bene. Le bici son degli esseri mansueti, ma pur sempre di metallo. Conosco ciclisti che non ci pensano due volte prima di rigare sbadatamente un auto parcheggiata male.
Errico Malatesta
feb 20
Perché abdicare nelle mani di alcuni individui la propria libertà, la propria iniziativa? Perché dar loro questa facoltà di impadronirsi, con o contro la volontà di ciascuno, della forza di tutti e disporne a loro modo? Sono essi tanto eccezionalmente dotati da potersi, con qualche apparenza di ragione, sostituire alla massa e fare gli interessi, tutti gli interessi degli uomini meglio di quello che saprebbero farlo gli interessati? Sono essi infallibili ed incorruttibili al punto da potere affidare, con un sembiante di prudenza, la sorte di ciascuno e di tutti alla loro scienza e alla loro bontà?
Errico Malatesta, Anarchia
Assunti per fede, l’Italia spieghi
ott 8
IL CASO/La Commissione di Bruxelles accoglie un esposto che ritiene violato il principio di uguaglianza dei cittadini
Dubbi Ue sui docenti di religione “Assunti per fede, l’Italia spieghi”
di ALBERTO D’ARGENIO
BRUXELLES – In Italia per diventare insegnante di religione, anche in una scuola pubblica, bisogna ottenere il via libera del vescovo. Una prassi in vigore dai Patti lateranensi del 1929 ma entrata in collisione con le regole europee che vietano qualsiasi forma di discriminazione in ragione del credo religioso di un lavoratore. E per vederci chiaro Bruxelles ha aperto un dossier e inviato una richiesta di informazioni al governo Berlusconi.
Il caso nasce da una denuncia alla Commissione europea promossa dal deputato radicale Maurizio Turco, dall’avvocato Alessandro Nucara e dal fiscalista Carlo Pontesilli. Le accuse del pool radicale sono molto precise e si fondano sulle regole cardine dell’Unione europea. Afferma infatti la direttiva comunitaria del 2000 contro la discriminazione che un lavoratore non può essere discriminato per ragioni “fondate sulla religione”.
Ma c’è di più, visto che la parità di trattamento a prescindere dalla confessione è garantita anche dalla Dichiarazione universale dell’Onu, richiamata dal Trattato di Maastricht, e dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo. E, a quanto sembra, la regola in vigore da ottant’anni e confermata nel 1985 in seguito al rinnovo dei Patti firmato da Bettino Craxi va in un’altra direzione.
L’avallo vescovile, è la tesi radicale, rappresenta infatti una violazione delle regole comunitarie. A non andare è soprattutto la diversità di trattamento tra i professori di religione e quelli delle altre materie: chi vuole insegnare, infatti, deve svolgere un corso di abilitazione di due anni e poi sperare di diventare precario, prima tappa della sua incerta carriera. Chi insegna religione, sottolinea la denuncia recapitata a Bruxelles, invece deve solo ottenere la nomina vescovile (fatti salvi alcuni requisiti professionali) godendo dunque di un trattamento privilegiato vietato dalla Ue. E se anche i corsi sono stati per ora sospesi dal ministro Gelmini, la disparità resta, perché va da sé che un ateo o un non cattolico non può diventare docente di religione, con palese discriminazione rispetto a chi è credente.
Ma non finisce qui, visto che c’è anche una disparità di trattamento retributivo tra i circa 23 mila insegnanti di religione e gli altri, con i primi che prendono più soldi dei secondi. Prassi bocciata a luglio dalla giustizia italiana, che ha condannato il ministero dell’Istruzione a parificare lo stipendio di un professore che ha fatto ricorso aprendo la strada a nuove singole denunce (in Italia non esiste il ricorso collettivo). Argomentazioni che hanno fatto breccia a Bruxelles, con la direzione generale Affari sociali e pari opportunità della Commissione europea che a cavallo dell’estate ha chiesto una serie di informazioni al governo riservandosi di decidere sul caso solo quando avrà letto la risposta, attesa a breve.
Insomma, non si tratta ancora di una procedura formale contro l’Italia, ma l’invio di un questionario significa che la Ue nutre seri dubbi sulla legalità della nostra legge. Esattamente come avvenuto nel 2007, quando Bruxelles ha chiesto una serie di informazioni sui colossali sgravi fiscali accordati alla Chiesa. Un dossier, questo, ancora al vaglio della Commissione che, secondo diversi interlocutori, prende tempo viste le ingombranti pressioni politiche che spingono per un’archiviazione.


