Sfuocata 1

Hai mai l’impressione di vivere la vita di un altro?

Quello che ti guarda mentre gli occhi dei negozi riflettono l’immagine, non è quello che sei.

Camminavo e pensavo questo: come mi muovo, la mia espressione, i miei occhi tesi come se stessi pensando a qualcosa di estremamente nuovo e creativo, la fronte contratta come se fossi in procinto di rivelare all’uomo una grande verità, il passo sicuro nelle mie idee prese in prestito qua e là, la noncuranza esibita,  la passione per tutto quello che riesce a costruire attorno a me un castello di esperienze leggere.

Non posso criticare questo, perché questo è quello che è. Ma lo posso vedere nei suoi effetti collaterali su di me, quando il bisogno di essere notati a tutti i costi cede il passo alla delusione: allora crolla tutto e rimane lo scheletro fragile che non aveva mai ricevuto alcuna cura.  Così annaspo come se mi avessero sorpreso nudo e corro a coprirmi alla buona: costruisco un altro castello che mi copra di nuovo.

Quello che ascolti, quello che dici, quello che mangi, il tuo lavoro, il tuo essere animalista è una buccia di una mela già mangiata.

Un cartellone pubblicitario! Sono così abituato a comprare che questa azione passiva è diventata attiva: vendo la mia vita al primo che è arrivato: il mercato di questo mondo spettacolare. Per questo penso di vivere la vita di un altro, e questo altro è dentro di me.

Vorrei vedere questo mondo per com’è veramente: un’esperienza sfuocata, angusta e soffocante.

 

 

di LAVINIA GARIBALDI

Sono guardia forestale da tre anni. Si può dire che sia una novellina del mestiere. Eppure ho già assistito a molte dolorose situazioni, che mi hanno toccato profondamente.

Ho trovato piccoli di capriolo feriti, doloranti, moribondi o appena morti. Ho visto una giovane femmina di capriolo con la spina dorsale spezzata dopo essere caduta da un alto muro, probabilmente per fuggire da un cane; è morta fra le mie braccia dopo l’iniezione letale di un veterinario. Ho recuperato i corpicini senza vita di piccoli ungulati morti di freddo e fame, rimasti senza mamma, caduta nella battuta di caccia. Ho accarezzato una cerva appena uccisa, ancora calda e con occhi neri pieni di vita, un gallo forcello ucciso di frodo, di cui ricordo ancora il forte umido odore di sangue, un capriolo morto, con lo sguardo privo di rabbia verso colui che l’aveva abbattuto fuori periodo. Ho visto animali feriti da un colpo sbagliato, che vagavano sanguinanti inseguiti dai cani da traccia.

Eppure, nonostante tutto ciò e molto altro, il mio cuore non si è abituato a queste sofferenze. La situazione peggiore mi è capitata circa tre settimane fa. Avevo appena finito il turno quando ho ricevuto la chiamata di un signore che aveva trovato un capriolo ferito. Quando io e il collega siamo arrivati sul posto il mio cuore ha avuto un sobbalzo. Era un bel maschio di due o tre anni, accoccolato vicino a un fienile appena fuori dall’abitato. Senza più forze, ferito e disidratato, era circondato dalle mosche che lo stavano letteralmente mangiando vivo. Aveva uova, larve e insetti ovunque, sulle zampe, sulla schiena, sul muso. Puzzava di marcio. L’animale era stato ferito da un colpo di fucile all’attaccatura della zampa sinistra e ormai da almeno cinque giorni vagava ferito e infettato dagli insetti. Il veterinario ha dovuto sopprimerlo poiché la situazione era irrecuperabile. La scena è stata penosa. Era stato necessario far alzare il capriolo perché il veleno non faceva effetto; quando si è accasciato a terra morto, non sono riuscita a trattenere le lacrime. Mi sono chiesta con rabbia come ha potuto quel cacciatore lasciar vagare un animale in quelle condizioni, per non ammettere di aver sbagliato il colpo e chiedere l’aiuto di un cane da traccia.

Nel corso dei giorni via via la rabbia ha lasciato il posto a un’infinita tristezza ripensando a queste cose. Tristezza e compassione per quella povera creatura e per gli altri animali selvatici la cui vita già dura è resa ancor più difficile dall’esercizio venatorio. Forse ci si dovrebbe chiedere se non sia ormai una tradizione vetusta e senza più senso. I congelatori traboccano di carne ed è già capitato di trovarne nei cassonetti delle immondizie…

Animali inseguiti dai cani, braccati, terrorizzati, costretti a vivere perennemente nella paura dell’uomo e del suo fucile. Quando li vedo vagare tranquilli per i boschi penso a come potrebbe essere il nostro rapporto con loro, senza cacciatori. Penso a come sarebbe bello se non ci guardassero più con paura ma solo con la curiosità di quei piccoli che non conoscono ancora la cattiveria umana.

Invece vedo con rammarico che ci sono sempre meno cervi, caprioli, volpi, camosci, galli forcelli, coturnici. Eppure restrizioni alla caccia non ce n’è o sono ridicole, quasi si aspettasse di veder estinguere una specie prima di prendere seri provvedimenti. Anzi, le leggi sono sempre più favorevoli ai cacciatori, che fanno spesso i censimenti autonomamente, possono andare a caccia per periodi prolungati per limitare l’espansione di questa o quella specie e che, se vengono beccati a cacciare di frodo, se la cavano con un’ammenda neanche tanto salata.

Dall’altro lato il personale di vigilanza (e penso a noi forestali) si ritrova in numero esiguo, demandato a mille compiti, poco aggiornato sull’argomento, quasi sia auspicabile una certa ignoranza in materia per evitare di infastidire la lobby dei cacciatori.

Questo è ciò che ho visto, da novellina del Corpo Forestale Regionale, e vorrei che si sapesse cosa fanno, nascosti agli occhi dei più, i cacciatori. Proprio loro che si professano “protettori della natura”.

Mi sembra che più che gestione sostenibile si tratti spesso di inutile barbarie.

 

Cos’è l’amore? La parola è talmente falsata e contaminata che non mi va granché di usarla. Tutti parlano di amore – ogni rivista e ogni giornale, ogni missionario parla incessantemente di amore. Amo il mio paese, il mio re, qualche libro, quella montagna, il piacere, mia moglie, Dio.

L’amore è una idea? Se lo è può essere coltivata, nutrita, accarezzata, comandata a bacchetta, alterata come volete. Quando dite di amare Dio cosa significa? Significa che amate una proiezione della vostra immagine, una proiezione di voi stessi sotto certe spoglie di rispettabilità, secondo quello che credete sia nobile e santo. (…)

L’amore può essere l’ultima soluzione a tutte le difficoltà, i problemi e le pene dell’uomo, dunque come faremo a scoprire cos’è l’amore? Limitandoci a definirlo? La chiesa lo ha definito in un modo, la società in un altro, e c’ è una gran quantità di deviazioni e di interpretazioni sbagliate.

Adorare qualcuno, dormirci insieme, lo scambio emotivo, l’amicizia – è questo quello che intendiamo per amore? (…)

L’amore può essere diviso in sacro e profano, umano e divino, o c’è solamente amore? L’amore appartiene a uno e non a molti? Se dico, “Ti amo”, esclude forse ciò l’amore dell’altro? L’amore è personale o impersonale? Morale o immorale? E’ qualcosa di intimo, o no? Se amate l’umanità potete amare il particolare? L’amore è un sentimento? E’ una emozione? E’ piacere e desiderio?

Tutte queste domande indicano – non è vero? – che abbiamo delle idee sull’amore, idee su ciò che dovrebbe e non dovrebbe essere; un modello, o un codice maturato nella cultura in cui viviamo.

Così per approfondire la questione di cosa sia l’amore dobbiamo come prima cosa liberarci dalle incrostazioni dei secoli, mettere da parte tutti gli ideali e le ideologie su ciò che dovrebbe, o non dovrebbe essere. Dividere qualsiasi cosa in quello che dovrebbe essere e in ciò che è, è il modo più ingannevole di vivere.

Dunque, come farò a scoprire cos’è questa fiamma che chiamiamo amore – non per esprimerlo a qualcun altro, ma per sapere cosa esso sia in se stesso?

Come prima cosa devo respingere quello che la chiesa, la società, i miei genitori e amici, quello che ogni persona e ogni libro ha detto su di esso, perché voglio scoprire da solo cosa è. (…)

Il governo dice: “Va’ e uccidi per amore del tuo paese”. È amore questo? La religione dice: “Dimentica il sesso per amore di Dio”. E’ amore questo? L’ amore è desiderio? Non dite di no. Per la maggior parte di noi lo è – desiderio e piacere, il piacere che è derivato dai sensi, dalla attrazione sessuale e dalla soddisfazione. Non sono contrario al sesso, ma cercate di vedere cosa in esso sia implicato. Quello che il sesso vi dà momentaneamente è il totale abbandono di voi stessi, poi finite per ritornate alla vostra confusione e così volete ripetere e ripetere quello stato in cui non c’è preoccupazione, problema, io. (…)

L’appartenere a un altro, l’essere psicologicamente nutrito da un altro, dipendere da un altro – in tutto ciò deve esserci sempre ansietà, paura, gelosia, colpa, e finché c’è paura non c’è amore; una mente oppressa dal dolore non saprà mai cos’è l’amore; il sentimentalismo e l’emotività non hanno assolutamente niente a che fare con l’amore. E così l’amore non ha niente a che fare con il piacere e il desiderio.

L’amore non è un prodotto del pensiero che è il passato. Il pensiero non può assolutamente coltivare l’amore. L’amore non è limitato o intrappolato dalla gelosia poiché la gelosia appartiene al passato. L’amore è sempre attivo presente. Non è “Amerò” oppure “Ho amato”.

Se conoscete l’amore non seguirete nessuno, l’amore non obbedisce. Quando amate non c’è rispetto, né irriverenza. Non sapete cosa realmente vuol dire amare qualcuno – amare senza odio, senza gelosia, senza rabbia, senza volere interferire con quello che l’altro fa o pensa, senza condannare, senza far paragoni – non sapete cosa vuol dire?

Dove c’è amore c’è paragone? Quando amate qualcuno con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutto il corpo con tutto il vostro essere c’è paragone? Quando vi abbandonate completamente a quell’amore allora non c’è l’altro. Forse che l’amore ha delle responsabilità e dei doveri e ne fa uso?

Quando fate qualcosa al di fuori del dovere, c’è amore? Nel dovere non c’è amore. La struttura del dovere in cui l’essere umano è intrappolato lo va distruggendo.

Finché sarete costretti a fare qualcosa perché è vostro dovere non amerete quello che fate. Quando c’è amore non c’è dovere o responsabilità. (…) Se ci fate caso potete vedere che tutto ciò accade dentro di voi, potete vederlo con pienezza, completamente, in uno sguardo, senza sprecare tempo a farci su delle analisi. Potete vedere in un momento l’intera struttura e natura di questa piccola cosa senza valore chiamata “io”, le mie lacrime, la mia famiglia, la mia nazione, la mia fede, la mia religione – tutte queste brutture sono dentro di voi.

Quando ve ne renderete conto con il cuore, non con la mente, quando ve ne renderete conto dal più profondo del cuore, allora avrete la chiave che potrà mettere fine al dolore. (…)

Quando chiedete cos’è l’amore, potreste essere troppo spaventati per vedere la risposta. Essa potrebbe significare un cambiamento radicale; potrebbe frantumare la famiglia; potreste scoprire di non amare vostra moglie, o vostro marito, o i vostri bambini – no? – potreste dover distruggere la casa che avete costruito, potreste non tornare più al tempio.

Ma se volete ancora scoprirlo, vedrete che la paura non è amore, che dipendere non è amore, la gelosia non è amore, la possessività e il desiderio di dominare non sono amore, la responsabilità e il dovere non sono amore, l’autocommiserazione non è amore, l’angoscia di non essere amato non è amore, amore non è l’opposto di odio più di quanto umiltà non sia l’opposto di vanità. (…)

E così siamo arrivati al punto: può la mente incontrare l’amore senza bisogno di disciplina, pensiero, sforzo, senza alcun libro o maestro o guida – incontrarlo come si incontra un bel tramonto? (…)

Una mente che ricerca non è una mente appassionata e incontrare l’amore senza cercare è l’unico modo per trovarlo – incontrarlo ignari, e non come risultato di uno sforzo o di una esperienza. Questo amore, scoprirete non appartiene al tempo; questo amore è sia personale che impersonale, appartiene sia ad uno che a molti.

Come per un fiore profumato che voi potete odorare o trascurare. Quel fiore è lì per chiunque, anche per colui che si prende la pena di odorarlo profondamente e di guardarlo con piacere. Sia egli molto vicino nel giardino o molto lontano, per il fiore è la stessa cosa, essendo ricco di quel profumo lo distribuisce a tutti.

L’amore è qualcosa di nuovo, fresco, vivo. Non ha ieri né domani. E’ al di là della confusione del pensiero. Solo la mente innocente sa cosa sia l’amore, e la mente innocente può vivere nel mondo che innocente non è. E’ possibile scoprire questa cosa straordinaria che l’uomo ha cercato eternamente, nel sacrificio, nell’adorazione, nel rapporto, nel sesso, in ogni forma di piacere e di dolore, solamente quando il pensiero arriva a comprendere se stesso e giunge naturalmente a fine. (…)

Potete leggere queste parole ipnotizzati e incantati, ma andare al di là del pensiero e del tempo realmente – cioè andare al di là del dolore – vuol dire essere consapevoli che c’è un’altra dimensione chiamata amore. Ma non sapete come raggiungere questa straordinaria sorgente – cosa fate dunque? Se non sapete che fare, non fate niente, non è vero? Assolutamente niente.

Allora intimamente voi siete nel più completo silenzio. Capite cosa vuoi dire? Vuol dire che non cercate non volete, non andate a caccia di qualcosa; non c’è assolutamente un centro.

Allora c’è amore.

 
Combai, l'inferno

Combai, l'inferno

Combai, 30 Ottobre 2011, una giornata a scattare fotografie con Pierpaolo Mittica ed i partecipanti al corso di reportage fotografico!

Grazie a tutti!

 
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Dobbiamo svuotare le gabbie, non renderle più grandi!

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