Emile Armand, Tratto da Vivere l’anarchia

Micia
Il nostro individualismo, non è un individualismo da cimitero, un individualismo di tristezza e di ombra, un individualismo di dolore e di sofferenza. Il nostro individualismo è creatore di gioia: in noi e fuori di noi. Noi vogliamo trovare la gioia ovunque è possibile – quanto dire in rapporto con la nostra capacità di ricercatori, di scopritori, di realizzatori; e noi vogliamo crearne ovunque ci è possibile, cioè ovunque troviamo mancanza di pregiudizi e di convenzione, di “bene” o di “male”. Noi evolviamo avendo come insegna la gioia di vivere. E riconosciamo che ci comportiamo bene interiormente quando vogliamo dare e ricevere della gioia e del godimento, quando vogliamo fuggire per noi stessi, e risparmiare a coloro che ci arrecano gioia e piacere, le lacrime e la sofferenza.

La nostra salute interiore si misura da questo: che noi non siamo ancora nauseati dalle esperienze della vita, che noi siamo individualmente e sempre disposti a tentare una nuova esperienza; a rincominciarne una che non è riuscita o che non ci ha fornito tutta la gioia e tutto il piacere che ce ne ripromettevamo; che vi è in noi dell’amore, dell’infinito amore per la gioia, per l’allegrezza del vivere. Quando non è la primavera che canta nel nostro intimo; quando nel fondo, molto in fondo, del nostro essere interiore, non ci sono né fiori, né frutti, né aspirazioni voluttuose, vuol dire che c’è del malandare ed è tempo di pensare, io temo, all’imbarco per l’oscura contrada donde nessuno è mai ritornato.

Sì, il nostro individualismo è basato sull’amore per la gioia di vivere, la gioia di vivere al di fuori della legge e al di fuori della morale, al di fuori della tradizione e della schiavitù dei pregiudizi sociali e civici. Non si tratta di una questione di anni in più o in meno. Non importa che il nostro autunno sia prossimo alla fine e che noi si ignori se domani vedremo l’alba per l’ultima volta: l’essenziale è che oggi ancora ci si senta atti alla voglia di vivere.

Noi vogliamo un individualismo che irradi gioia e benevolenza come un focolare irradia calore. Noi vogliamo un individualismo assolato anche nel cuore dell’inverno. Un individualismo di baccante scapigliata ed in delirio che si estende e si espande e trabocca senza preti e senza padroni, senza frontiere e senza limiti. Che non vuole soffrire né portare fardelli ma che non vuole far soffrire né imporre carichi agli altri. Un individualismo che non si sente umiliato quando è chiamato a guarire delle ferite che può avere sbadatamente causate lungo la vita.

Ah! Il ricco, il magnifico individualismo!

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