E mentre a Monterotondo (Grosseto) si lasciano a casa gli asini e si disputa il primo palio per soli umani, a Porcia (Pordenone) ancora una volta i placidi quadrupedi hanno dovuto assecondare le voglie festaiole di una sagra di paese che – a dirla tutta – ha risposto con tiepide attenzioni. A quell’ora, infatti, la grande maggioranza preferiva accaparrarsi il tavolo per la polenta e costa. Ma questo è un capitolo a sé! I volontari LAV alla gara c’erano, per vigilare che, perlomeno, tutte le regole riguardanti manifestazioni ippiche venissero rispettate.

Ed anche se alcune misure di sicurezza son state ben rispettate, vi son pur state zone oscure: l’impossibilità di reperire un responsabile organizzativo, la mancanza di un veterinario ippiatra dell’organizzazione e di una ambulanza veterinaria. Hanno inoltre partecipato alla gara anche tre asine gravide.

Nonostante fosse stato garantito che agli asini sarebbe stata messa la sola cavezza, tutti hanno gareggiato con il morso. Gli animali, durante l’attesa prima della manifestazione, dovevano essere isolati e lasciati in pace. Non è stato così: solo gli animali che all’atto delle preselezioni, erano particolarmente nervosi, sono stati lasciati soli per una decina di minuti. Gli altri sono stati oggetto delle attenzioni dei bambini festanti ed eccitati che li hanno vivacemente cavalcati, cosa che, d’altra parte, era stata annunciata dall’organizzazione sulla stampa.

A fine gara, un asino è stato addirittura montato e fotografato da ragazzi alle prese con un addio al celibato.

Durante la corsa, qualche asino è stato fatto oggetto di incitazioni con forti manate sulla groppa, non da parte dei fantini, fondamentalmente corretti, bensì da parte di alcuni corpulenti personaggi, privi di segni identificativi che sulla pista, seguivano gli animali recalcitranti, particolarmente i propri.

Così tutto si è svolto secondo il classico copione del fai da te all’italiana: nonostante la presenza dell’Asl, a volte si è avuta la sconsolante impressione che chi doveva rispondere, non sapeva di cosa e di come: infatti, non c’è stato alcun intervento, né prima né durante la corsa.

Al tavolo della premiazione ci è stata rivolta la conclusione della giornata: ”Visto? Non è accaduto niente! Tutto è bene quel che finisce bene!”.

Rimangono i soliti dubbi: questa volta non è successo niente, ma cosa succederebbe se queste manifestazioni non fossero “presidiate” dagli animalisti?

Inoltre, a chi servono queste gare? Siamo sicuri di non poterne fare a meno? L’asino, declamava lo speaker, rischiava di estinguersi in Italia perché gli alpini non lo usano più. L’allevamento l’ha salvato: ma è questo un motivo sufficiente per organizzare queste fare che solo soddisfano la superbia egoistica di fantini e delle loro famiglie?

(Qui l’articolo originale nel sito LAV Pordenone)

 

One Response to Tutto è bene quel che finisce bene …almeno a Monterotondo

  1. Gasp! scrive:

    Sotto si sente “DAI GIGIA!”.
    Ad ogni modo… sono un pessimo cameraman!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Percorsi

www.yogapercorsi.it
Sviluppo della coscienza attraverso il corpo

nosagraosei.org

www.nosagraosei.org
Dobbiamo svuotare le gabbie, non renderle più grandi!

LAV Pordenone

www.lav.it
LAV, Sede territoriale di Pordenone