Ti piace il carrellino giallo?

A me sì. Ma volevo quello giallo.

Ochei, siamo stati all’Ikea, ed abbiamo speso un sacco di soldi. Nell’unità di misura EpP, Euro per Pizza, più o meno sedici virgola sei periodico pizze. Abbiamo comprato tovaglie, ciotole, appendiabiti, scatole, tante scatole, per metterci dentro altra merce. E poi specchi, per specchiare l’immagine che la merce fa di noi, un centro tavola molto carino.

Tutti sappiamo cosa è l’Ikea. Tutti ci siamo stati, ma faccio un breve riassunto per Gennaro. L’Ikea è un negozio enorme di arredamento (e molto altro). Diviso in due: al piano superiore la merce è esposta nel suo contesto di utilizzo. Simulazione di piccoli appartamenti tutti in stile, stanze funzionali, facili da pulire, facili da rompere, facili da montare (un po’ meno), facili da organizzare, facili da cambiare, facili da buttare. Facili.

Al piano superiore la mente elabora i propri desideri. La merce esposta è di un concetto “superiore”. Nordico. A volte geniale. In nordlandia la gente ci tiene ad essere meno stupida degli italiani. Per cui ci sono lavanderie condominiali, ad esempio. Gli appartamenti son più piccoli, accoglienti e caldi. Noi invece dobbiamo avere il nostro regno a tutti i costi, e non sappiamo condividere nulla, nemmeno un parcheggio.

Bene. Dopo aver fatto la propria scelta… solitamente si è troppo stanchi. Per cui si mangia. Polpettine surgelate, di solito. Si mangia. Si aspettano dieci minuti, in modo che i desideri attecchiscano definitivamente. Al piano di sotto c’è la stessa merce, ma disposta tipo magazzino, tipo Ovvio… Ed una volta scesi si è mansueti. Se al piano di sopra volevo le scatole colorate, allora le voglio anche adesso, al piano di sotto.

Che altro c’è da dire? I colori. I colori son belli, le forme, le fantasie, i pattern… tutto molto moderno, molto web, molto funzionale. Eppoi ti senti sovrastato da questa struttura nordica. Loro son effettivamente meglio di noi. Son biondi, hanno gli occhi azzurri e fanno i mobili in legno. Noi siamo marroni, con gli occhi marroni e facciamo i mobili marroni. Non so se mi spiego… forse no.

Il fatto è che non puoi andare all’Ikea senza starci dalle sei alle mille ore. È un percorso obbligato. Se non vedi tutto non puoi uscire, ti senti in colpa. Se non hai comprato almeno 15 oggetti nordici ti senti solo un italiano. Vorresti aderire al 100% allo standard Europeo di consumatore quasi intelligente. Vuoi essere europeo, sì. Prodi, tipo.

In realtà sei schiavo come e più di prima. Dentro all’Ikea non esisti più tu, esistono i tuoi occhi che guardano milioni di oggetti e vengono guidati a scegliere questo o quello. All’Ikea si litiga, ci si perde, tutte le energie son perse in questa specie di Odissea interminabile. Non esiste nessun’altro, non ci si accorge che attorno a te ci sono persone, e non morti viventi ossessionati dal catalogo Ikea.

Vabbè. Alla fine ho fatto una grande figura di merda con la security. Pare che dentro all’Ikea non si possano fare foto. Il tuo cervello è inzuppato di cagate, ma la tua macchina fotografica, che di sicuro ne soffrirebbe molto meno, non può concedersi uno scatto. Insomma, stavo fotografando il cartello “Ti piace il carrellino giallo? Comprane uno blù”. Mi piaceva l’idea. Mi porto l’Ikea a casa, perché ho nostalgia del carrellino. Tuttavia… è ovvio che se a me piace il carrellino giallo, lo voglio giallo, no? Quello blu non mi piace. Bene, l’idea era questa. Facevo le foto, quando mi si avvicina Benito Mussolini.

BM: mi dispiace, ma non si possono fare foto, deve cancellarla
Gasp!: oh!
BM: mi guarda, troppo vicino
Gasp!: volevo fotografare il cartello. Per il fatto che se mi piace il carrello giallo lo vorrei giallo, non blù
BM: mi guarda, mentre cancello una foto a caso il carrello giallo si usa dentro il supermercato, quello blù, fuori
Gasp!: voglio dire, se a me piace il carrellino giallo… blù… naturalmente scherzavo. L’ho cancellata, comunque…
BM: esce di scena

Mi son sentito un pazzo. Dentro di me qualcuno ha detto: ma che cazzo stai a spiegare queste cose a Mussolini? Be’, non lo sapevo perché gli stavo spiegando le mie ragioni. Ad un certo punto vuoi provare di non essere solo uno sciroccato, ma tanto meno un passivo servitore della merce. Ma poi Mussolini se n’è andato. Quando siamo usciti stava dando le consegne al suo successore.

Che dire… la merce può assalirti quando vuole, ma tu non puoi fotografarla. Non vi sentite impotenti?